Francesco Baracca, insieme ad altri componenti della 91a Squadriglia, si trova a Torino presso la Direzione Tecnica dell’Aviazione Militare impegnato in azioni di collaudo inerenti i velivoli da impiegare in battaglia. 

Il Maggiore non è del tutto sereno circa il compito affidatogli (partirà infatti da Torino assai amareggiato) e gli appelli via lettera dei commilitoni rimasti in zona di guerra rivelano la nocività della sua lontananza.

 

L’ incontro inaspettato capace di sottrarlo alla cupezza di quel fine dicembre e di riportarlo ai tempi ormai lontani (e felici) del collegio è tratteggiato mirabilmente dalle parole di padre Ferrini, suo antico insegnante di Disegno e Pittura, divenuto nel frattempo disegnatore in Aviazione.

La prima volta che mi capitò di avvicinarlo […] io, come soldato semplice, mi misi sull’attenti, lo salutai militarmente e mi qualificai come Padre Scolopio. Fu un attimo: lo vidi illuminarsi in volto, scattare sull’attenti e farmi un gran salutone. Poi mi pregò, ‘volle’ che mi mettessi in posizione di riposo; ma Lui non si mosse dall’attenti finché io non ebbi eseguito il suo ‘ordine’. Ricordo che ci intrattenemmo a lungo a parlare, e volle essere informato minutamente di tante cose del ‘suo’ vecchio Collegio e di tanti suoi vecchi Superiori e compagni. Da ultimo si mise sulla mia sinistra, nonostante le mie rimostranze, e mi volle accompagnare ad un bar ...

 

 

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