La retorica che circonda la Grande Guerra ha origine da volontà ben precise, sorrette da motivazioni un tempo valide.
Le distorsioni di ciò che è effettivamente stato (in primis, la figura di un Capo di Stato Maggiore ‘buono’ VS uno ‘spietato’ nasce dall’intensa attività del Servizio P, istituito sotto il Comando Diaz – Badoglio per risollevare psicologicamente il Soldato dopo la sconfitta) finiscono per confondersi con la verità.
Tale narrazione venne in seguito ‘arricchita’ dalla Relazione della Commissione d’Inchiesta su Caporetto, tendenziosa, mossa dalla necessità di ritagliare la realtà seguendo un preciso disegno politico.
Si aggiunga l’attività di propaganda fascista che elesse a mito fondativo (del regime) la Grande Guerra e si avrà il quadro della situazione.
Paradossale che il Servizio P, nella sostanza, fosse stato anticipato dal Comandante della 2^ Armata, lo stesso generale Capello su cui la peggiore retorica si accanì per quasi un secolo, eleggendolo a capro espiatorio della sconfitta e cancellandone la memoria in seguito alla sua (presunta) partecipazione all’attentato a Mussolini!
Ciò che può essere giustificato in guerra cessa di esserlo in tempo di pace.
Interessante, per alcuni aspetti, questo programma divulgativo, capace di mettere a nudo la macchina bellica della propaganda, la cui arma principale – in guerra come in tempo di pace – è la parola.
Buona visione.
Ho apprezzato molto la Sua risposta articolata. I Suoi suggerimento, sono spunti che si tradurranno per me in nuove ed…